Ma di fatto molte delle parole del leader di Azione ricevono il plauso di Meloni. Specie quelle sul centrosinistra: «Chiunque sostiene che esiste la pace senza la forza o non conosce la storia o è un pusillanime. E se chi lo dice ha sprecato miliardi sui bonus edilizi è un mentitore (e qui anche Crosetto si alza per applaudire, ndr). Con quei 200 miliardi il Paese metteva a posto sanità e scuola e arrivava al 2% per le forze armate. Ma li abbiamo dati ai ricchi per rifarsi le ville. Bel provvedimento di sinistra. L’unico modo per stare assieme al M5s è cancellarlo». (da “Avvenire” – Matteo Marcelli)
Al di là dei soliti giochetti della farisaica ospitalità, tipici dei congressi di partito aperti a cani e porci, prendo spunto dalle convergenze tra Calenda e Meloni, finalizzate a dare addosso al nemico comune individuato nel M5S, per esprimere un disincantato parere su due provvedimenti legislativi che vengono ormai sistematicamente criticati a destra e manca, vale a dire il bonus edilizio e il reddito di cittadinanza.
Sembra che tutti i guai della finanza pubblica siano causati da questi due interventi: certamente hanno avuto difetti, ma non mi sento di criminalizzarli. Se la memoria non mi tradisce, il superbonus edilizio doveva dare una spinta alla crescita economica nel dopo-covid, mentre il reddito di cittadinanza doveva essere un aiuto per le fasce sociali più deboli.
Non mi avventuro di certo in una disamina contenutistica, mi limito a sottolineare come questi interventi legislativi abbiano avuto paternità plurime (quindi non solo il M5S) e abbiano avuto effetti non così disastrosamente negativi come vogliono far credere i tanti politici del senno di poi.
Cosa sarebbe successo all’economia se non ci fosse stata la spinta per il settore edile introdotta appunto col bonus? Come avrebbero sbarcato il lunario tante persone prive del minimo sostentamento?
Meglio invece pensare che i conti quadrerebbero perfettamente senza il bonus: tutto andrebbe a posto dalla sanità alla scuola alle forze armate. Cosa non si dice per strappare qualche consenso elettorale e conquistare qualche politicante spazio di manovra…
Mio padre sarebbe oltremodo d’accordo ed aggiungerebbe: “Sì. I pàron coj che all’ostarìa con un pcon ad gèss in sima la tävla i metton a pòst tùtt; po’ set ve a veddor a ca’ sòvva i n’en gnan bón ed fär un o con un bicér…”