Le Pen…ne intinte nel calamaio autocratico

Per la leader del Rassemblement National Marine Le Pen, per tre volte candidata sconfitta all’Eliseo, l’incubo più temuto diventa realtà: il tribunale l’ha condannata a cinque anni di ineleggibilità, con effetto immediato, compromettendo così la sua candidatura alla presidenza per una quarta volta nel 2027. Un voto per il quale i sondaggi la davano favorita almeno al primo turno.

Le Pen inciampa così nel processo degli assistenti parlamentari a Strasburgo: una frode da 2,9 milioni di euro ai danni del contribuente europeo, coperta da una quarantina di impieghi fittizi. In sostanza, l’ex Fn viene accusato di aver orchestrato un “sistema” di contratti truffa per rimpinguare con i soldi dell’Europa le malconce casse del partito.

Oltre all’ineleggibilità, la paladina della Fiamma tricolore bianca rossa e blu viene condannata a quattro anni di carcere di cui due senza condizionale ma con il braccialetto elettronico.

Elon Musk ha difeso su X la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, condannata in Francia per appropriazione indebita. “Quando la sinistra non può vincere al voto democratico abusa del sistema legale per incarcerare i suoi rivali”, ha scritto il miliardario, citando il caso Le Pen tra quelli di una presunta persecuzione globale dei populisti.

Musk ha definito la decisione un abuso giudiziario che – secondo lui – si ripete ovunque ci siano leader di destra anti-sistema. Nel post condiviso, Musk ha risposto a Mike Benz, ex funzionario dell’amministrazione Trump, che ha elencato altri casi simili: da Bolsonaro in Brasile a Imran Khan in Pakistan, fino a Salvini in Italia

Le parole di Musk si aggiungono a un coro di reazioni internazionali. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha parlato di “violenze alle norme democratiche” nei processi politici europei. Viktor Orban, premier ungherese e alleato politico di Le Pen in Europa, ha scritto su X: “Je suis Marine!”. Anche Matteo Salvini su X ha espresso solidarietà alla leader della destra francese. (dalle agenzie Ansa e Virgilio)

Qualche giorno fa, durante un occasionale incontro con alcuni miei conoscenti, mi è stato chiesto un sintetico e lapidario commento sulla situazione storica che stiamo vivendo. Me la sono cavata, rispondendo che non avrei mai più pensato di sprofondare in una palude tanto profonda e paralizzante di cui peraltro forse non abbiamo ancora toccato il fondo. La democrazia ostacola la libertà, la politica prescinde dalla giustizia, il popolo sovrasta le istituzioni, gli interessi nazionali scavalcano il diritto e le istituzioni internazionali.

Le succitate dichiarazioni rese da Elon Musk a latere della sentenza a carico Di Marine Le Pen sono la perfetta sintesi del marasma politico che stiamo vivendo. Gli anti-democratici ritorcono le loro porcherie sulla fantomatica persecuzione messa in atto dalla sinistra, che perderebbe nelle urne e tenterebbe di vincere nei tribunali. Forse mai la favola del lupo e dell’agnello fu così azzeccata.

Il dato di partenza non sono le pesantissime accuse rivolte a Marine Le Pen e la sua conseguente dura (?) condanna, ma la presunta perfida macchinazione politico-giudiziaria atta a metterla fuori gioco. Sarebbe come se in tribunale il soggetto sottoposto a giudizio, anziché difendersi, passasse all’attacco e pretendesse di processare i giudici, addirittura di squalificarli e tacitarli pregiudizialmente e irrimediabilmente.

È la nota metodologia di difendersi dal processo piuttosto che nel processo: è uno dei dati caratteristici degli autocrati di tutto il mondo, da Berlusconi a Trump. Imputato è il sistema democratico e tutto ciò che avviene è inquadrabile nell’abusiva resistenza contro le sacrosante destre anti-sistema.

Dopo avere incantato e messo fuori gioco il popolo, l’ultimo baluardo difensivo della democrazia viene individuato nel potere giudiziario da smantellare con paradossali riforme e/o con strumentali e generali squalifiche. Si tratta di una deriva globale che tenta di coinvolgere mediaticamente i cittadini mettendoli contro le istituzioni democratiche.

Il fatto che l’Europa e gli Usa siano, a livello di classe dirigente, impegnati in questa guerra di sfondamento della democrazia, pone una clamorosa e inquietante domanda: ci siamo sempre storicamente sbagliati nel considerare l’Occidente patria della democrazia oppure abbiamo consentito che progressivamente fra Occidente e democrazia si creasse una frizione fino ad arrivare ad una vera e propria frattura.

Saremo ancora in tempo a invertire la tendenza? Se aspettiamo che si ravvedano gli americani, stiamo freschi… Tocca agli Europei scuotersi dal sonno autocratico e risvegliarsi ad una nuova era democratica. Gli attacchi provenienti da oltre-atlantico dovrebbero quanto meno farci riflettere. Invece temo che ci spingano più al conformismo autocratico che al ribellismo democratico.