La manifestazione in piazza convocata da Michele Serra a favore dell’Europa ha subito attacchi concentrici ed inaccettabili. Da che mondo è mondo la piazza non è mai stata momento di coerente contestazione, ma piuttosto di contraddittoria provocazione.
Che senso ha quindi pretendere che in piazza scendano persone di uguale sensibilità: credo che decidere di manifestare a favore dell’Europa sia stato di per sé un evento positivo al di là delle differenze e delle sfumature politiche.
Qualcuno vi ha voluto vedere necessariamente una opzione riarmista tout court: non risponde a verità, ma all’intenzione di piegare la realtà alla propria visione settaria.
Qualcuno ha inteso seppellirla sotto le ipotetiche e strumentali polemiche pseudo-storiche: che senso ha mettere in contrapposizione gli aneliti di Ventotene con i dubbi attuali se non quello di creare confusione e scompiglio paralizzanti?
Qualcuno ha finto di scandalizzarsi per un contributo che il comune di Roma avrebbe concesso agli organizzatori: è più scandaloso sperperare soldi pubblici in feste di piazza o far sì che la piazza accolga degnamente un dibattito politico esiziale come quello europeo?
Cosa ne concludo? Che, nonostante tutto, la piazza fa ancora paura, a destra e a manca. Fa paura a Giorgia Meloni abbarbicata alla sua comunicazione fasulla, fa paura ai partiti di governo che temone di essere messi a nudo nelle loro insensatezze, fa paura persino ai pacifisti timorosi di essere “spiazzati”, fa paura ai perbenisti che protestano per i fondi pubblici utilizzati e alzano le spalle per le migliaia di morti provenienti dalle guerre in corso.
Bene ha fatto Michele Serra a smuovere le acque. Non so se l’iniziativa potrà avere un seguito, sicuramente avrà costretto parecchi cittadini a porsi almeno il problema del futuro dell’Italia, dell’Europa e del mondo.
Ricominciare a discutere seriamente è il modo migliore per uscire dal pantano in cui stiamo sguazzando. Usciranno idee divergenti? Si scontreranno visioni alternative? Sempre meglio che subire pedissequamente l’incedere (anti)storico di Donald Trump, di Ursula von der Leyen e di Giorgia Meloni.