C’è un momento, nel mezzo della manifestazione, in cui dal bastione che dà sulla piazza, dal lato opposto del Pincio dove si trova il palco, vengono calati due striscioni. Uno accanto all’altro. Il primo porta la scritta «Riarmo sì, anche così» ed è sorretto da un gruppetto di giovani che sventolano bandiere dell’Ucraina e della Georgia. L’altro dice «L’Italia ripudia la guerra, No Rearm Europe» e viene esposto da una coppia di mezz’età accompagnata da tre ragazzini. Le due indicazioni, speculari e opposte, si affiancano come se nulla fosse e in fondo in pochi notano la contraddizione evidente, neppure le teste che fanno capolino dietro gli stendardi. (dal quotidiano “Il manifesto” – Giuliano Santoro)
Un tempo non avrei esitato a scendere in piazza, oggi al di là delle personali difficoltà oggettive e soggettive, non mi sento di farlo. Perché non credo all’Europa o perché ci credo troppo? Qualcuno ritiene che nonostante le divergenze politiche sia stato utile lanciare questo segnale di democrazia e partecipazione. Può darsi che sia così a condizione che l’occasione serva a riprendere il discorso sui valori di fondo e non sulle mere opportunità.
Il filo conduttore a livello europeo non può passare attraverso la cruna dell’ago bellicista; l’unica forte provocazione unitaria di base potrebbe consistere nell’anti-trumpismo con tutto quel che comporta. La riscoperta della politica per chi ha ancora voglia di interessarsi ad essa. Sarebbe comunque una piazza soffocata dalle narrazioni mediatiche. Com’erano belli i tempi in cui in piazza cadevano i governi e si difendevano i diritti dei poveri. Oggi si fanno chiacchiere e poco più. “Méstor mi e méstor vu e la zana d’indò vala su?” direbbe mia nonna (erano due ingegneri che si scambiavano complimenti ma che si erano dimenticati l’uscio nella porcilaia).
Nemmeno il trumpismo ci può svegliare. Bisogna prendere la rincorsa dal passato evitare di incartarsi nello squallido presente, fare parecchi passi indietro. Sono troppo vecchio per mettermi in questa dimensione. L’unica cosa che riesco a fare è pregare per la pace.
Mio padre, quando qualcuno definiva assurda ed illusoria la risposta della religione cattolica ai misteri della vita, della morte e dell’aldilà, era solito rispondere: «Alóra catni vùnna ti, ch’ a tsi un zvaltón !!!».