Che sia sul palco di una conferenza, davanti alle telecamere o scriva in una chat che sarebbe dovuta restare riservata, JD Vance non fa mistero della sua scarsa simpatia per l’Europa, in linea del resto con Donald Trump. E nella conversazione sull’imminente attacco in Yemen, cui era stato aggiunto per errore il direttore di The Atlantic, Jeffrey Goldberg, il vicepresidente americano è particolarmente duro: “Odio salvare di nuovo l’Europa”, dice nello scambio con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Il riferimento è all’imminente raid americano in Yemen, per spingere gli Houthi a mettere fine agli attacchi contro le navi commerciali in transito nel Mar Rosso. Vance esprime chiaramente dubbi sull’operazione che servirebbe più gli interessi europei, visto che dal Mar Rosso, dallo stretto di Bab-el-Mandeb e dal Golfo di Aden passa il 40% del traffico commerciale europeo contro solo il 3% di quello americano.
“Penso che stiamo commettendo un errore”, dice il vicepresidente, esprimendo dubbi sul fatto che Trump ne sia consapevole, secondo la ricostruzione di Goldberg che, davanti al regalo di uno scoop inatteso, ha pubblicato foto delle schermate degli scambi tra Vance, Hegseth e il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, che lo aveva aggiunto alla chat per errore. Vance teme che l’attacco sia “in contraddizione” con le bacchettate di Trump all’Europa. Nonostante questo, “se pensi che dobbiamo farlo, andiamo. Odio solo salvare di nuovo l’Europa”, chiarisce Vance a Hegseth che si affretta a dirsi sulla stessa linea. “Condivido pienamente il tuo disgusto per un’Europa scroccona”, scrive il capo del Pentagono, secondo cui, arrivati a quel punto, bisogna almeno controllare la narrativa. Dunque, bisogna dare la colpa all’ex presidente Joe Biden per avere fallito con gli Houthi e all’Iran per il loro sostegno ai ribelli. La scarsa simpatia di Vance verso l’Europa non è una novità. Pochi giorni dopo l’insediamento, dal palco della conferenza di Monaco, non lesinò critiche al vecchio continente: “La minaccia che mi preoccupa di più per l’Europa non è la Russia. Non è la Cina. Non è nessun altro attore esterno. Quello che mi preoccupa è la minaccia interna – il ritiro dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali, valori che sono condivisi con gli Stati Uniti d’America”, aveva detto. E sulla stessa linea una recente intervista a Fox News: “L’Europa rischia di arrivare a un suicidio della sua civiltà”. (AGI – Sabrina Bellosi)
I rapporti internazionali non si basano sulle simpatie personali, ma anche sulle relazioni umane tra i governanti. Non auspico certo l’ipocrisia fra i potenti della terra, però mi sembra che tutto abbia un limite. Che l’Europa abbia beneficiato ripetutamente degli aiuti statunitensi è innegabile, ma non mi si dica che tutto è avvenuto per il buon cuore degli americani e non anche per tornaconto internazionale.
Quante porcherie hanno fatto gli Usa e l’Europa ha taciuto… Non so sinceramente dove voglia parare l’attuale amministrazione americana se non ad un assetto del mondo in chiave squisitamente egoistica. Qualcuno sostiene che sia sempre stato così: oggi si ha il coraggio di dirlo e farlo apertamente.
Rifiuto categoricamente il cinismo della politica: con ogni probabilità Trump (e chi abbaia per lui) sa che solo l’Europa, pur con tutti i limiti e i difetti, può contribuire ad un assetto mondiale ben diverso da quello imperialistico di Usa, Russia e Cina. Le provocazioni vanno rinviate al mittente, ma la dignità europea non deve venir meno.
Il nostro presidente della Repubblica Sandro Pertini amava dire: «Gli italiani non sono primi né secondi ad alcuno». Il concetto vale, a maggior ragione, anche per l’Europa.
Ecco perché bene ha fatto Sergio Mattarella a prendere netta posizione sulla questione emblematica dei dazi.
L’Europa “ha la forza per interloquire con calma, autorevolezza e determinazione” ai dazi che minaccia l’amministrazione Trump. Sergio Mattarella sembra voler far ritrovare autostima e compattezza ad un’Europa che appare timorosa a replicare alle barriere tariffarie che l’America trumpiana sta imponendo al mondo.
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C’è tanta Europa nei pensieri di queste settimane del presidente: un’Europa che è un modello “straordinario” che il mondo ci imita. Un’Europa che non si deve fermare, che – aggiunge – ha bisogno di aggiornarsi, di colmare lacune, di avere processi decisionali più veloci e tempestivi”. Ma soprattutto c’è un’Europa che deve essere forte ed orgogliosa, che deve però far valere il suo peso nella guerra – Mattarella sottolinea la parola “guerra” – dei dazi. “Bisogna essere sereni senza alimentare un eccesso di preoccupazione perché la Ue – rimarca ancora – ha la forza per interloquire e per contrastare una scelta così immotivata. L’Europa è un soggetto forte, quindi bisogna interloquire con calma ma anche con determinazione”. Non si legge, quindi, nelle parole del presidente alcun timore reverenziale nell’affrontare il problema ma neanche si scorge l’irrazionale volontà di “rappresaglie”. (Ansa.it)
E se a JD Vance non dovesse piacere l’atteggiamento del nostro Presidente della Repubblica, vorrà dire che se ne dovrà fare una ragione. L’importante è rimanere ancorati ad una visione pacificamente dignitosa e dignitosamente pacifica. Il resto lasciamolo agli americani di turno e agli opportunisti di comodo.