Si assiste oggi – sotto la spinta di nuovi nazionalismi – ad un pericoloso ritorno di qualcosa di profondamente legato alle tragedie del Novecento, anche al di là del loro nesso con i genocidi, da quello degli armeni alla Shoah, con i “campi”, dai lager ai gulag. Lo ha messo in luce Giorgio Del Zanna parlando delle grandi deportazioni di popolazioni greche e turche negli anni Venti e Trenta del secolo scorso – le prime grandi deportazioni “legali” – e Nicolò Pianciola che ha delineato un quadro complessivo delle espulsioni di massa dell’età contemporanea. A portare il discorso sull’attualità è stata la giurista Francesca De Victor che ha documentato lucidamente come i Paesi europei negano oggi di fatto il diritto di asilo agli Heimatlose del XXI secolo attraverso l’esternalizzazione delle frontiere: se i profughi non entrano “giuridicamente” in Europa si possono tranquillamente disapplicare le norme europee basate sui diritti fondamentali dell’uomo. Maurizio Ambrosini, infine, ha analizzato ancora una volta le fake news di cui è intessuta la narrazione corrente sul “problema” immigrati, ricordando tra l’altro come la società europea abbia assorbito senza particolari difficoltà l’improvviso arrivo di sei milioni di ucraini in fuga dalla guerra. Non c’è davvero in atto un grande pericolo che giustifichi il tradimento che l’Europa – splendida costruzione di umanesimo giuridico – rischia di compiere nei confronti di se stessa e dei suoi valori costitutivi. (dal quotidiano “Avvenire” – Agostino Giovagnoli)
Come si fa a non essere angosciati di fronte ad una situazione internazionale così drammaticamente e sostanzialmente fascista e/o nazista? Come si può ridurre il tutto ad una seppur schiacciante vittoria elettorale di Donal Trump? Come si può accettare un ordine mondiale fondato sulla spietata logica del più forte? Come è possibile considerare la guerra come il male minore da accettare in modo vile e rassegnato? Come è possibile interessarsi alla guerra dei dazi sulle importazioni e sulle esportazioni di merci, trascurando la guerra in atto sui movimenti delle persone sballottate da un campo profughi all’altro? Come è possibile ridurre tutto al tatticismo più o meno filo-trumpiano mentre il mondo sta andando alla deriva?
Personalmente non riesco più nemmeno a seguire i dibattiti televisivi, tanto li sento lontani da un minimo di senso umanitario da cui prescindono in modo pragmaticamente inumano per rifugiarsi in una sorta di comodo scetticismo-pessimismo. Sono talmente confuso sul piano politico che preferisco non ascoltare le certezze mediatiche sputate in faccia ai disgraziati. Non trovo punti di riferimento credibili, sono veramente sperduto nel deserto mondiale. Il dato di fondo è il dubbio!
Se è vero che la fede non è tale se non è accompagnata dal dubbio, anche la politica non è seria se prescinde dai dubbi atroci che riguardano gli equilibri fra gli Stati, fra le categorie sociali, fra le persone e i loro problemi. Il dubbio di fondo è questo: la democrazia è in grado di garantire la giustizia sociale? Molti hanno rinunciato alla giustizia sociale e alla pace pur di modernizzare (?) la democrazia: non sono d’accordo e continuo ad arrovellarmi ed a soffrire.