La sfilza di critiche delle opposizioni, le loro richieste di chiarimenti, per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sono come “i libelli dell’Inquisizione”. E sono mosse, è convinto, dal tentativo di fermare quella che definisce “la madre di tutte le riforme”: non più il premierato, dunque, ma la riforma della Giustizia. Che sarà seguita da un referendum, entro l’anno o forse la primavera prossima: e, tra attacchi ai magistrati e accuse di toghe politicizzate, la destra sembra già preparare il terreno. (dal quotidiano “La Stampa” – Francesca Schianchi)
Non se ne può più di un governo che si regge e galleggia sul discredito di chi osa criticarlo e chiedergli conto del suo operato: anche il ministro della Giustizia non è da meno, si nasconde dietro la similitudine con l’Inquisizione e dietro la ferma volontà di portare avanti la madre di tutte le riforme.
Le opposizioni hanno fatto il loro mestiere, gli hanno chiesto conto di una squallida vicenda politico-diplomatica, quella della liberazione del torturatore libico: la risposta è picche!
Mi sembra che la madre di tutte le riforme non sia il “divide et impera” nei confronti della magistratura, ma la delegittimazione del Parlamento ridotto a mera cassa di risonanza del governo. Fino a qualche tempo fa sugli autobus c’era l’avviso al pubblico di non disturbare il manovratore: non lo vedo più, lo hanno collocato nelle sedi governative e parlamentari.
E tutto questo che giustificazione ha? Quella che il governo è stato eletto dai cittadini: due menzogne in una. In realtà il favore popolare al governo Meloni è assai limitato: la maggioranza di una minoranza! Poi, l’elettorato non ha nominato il governo, ma il Parlamento, che a sua volta ha concesso la fiducia la governo. Il discorso è quindi molto meno banale e sbrigativo: il nostro è un sistema parlamentare e il governo deve rispondere al Parlamento, in primis alle opposizioni che hanno il dovere di controllarlo ed incalzarlo.
Qualcuno sostiene snobisticamente che l’opposizione non si fa a suon di mozioni di sfiducia e/o di polemiche sulle parole e i comportamenti del Presidente del Consiglio e dei ministri. E come si fa?
Mi sovviene un gustoso episodio della vita di don Andrea Gallo, chiamato a rispondere davanti ad un pezzo grosso del Vaticano dei suoi atteggiamenti ritenuti religiosamente “scorretti”. Si difese alla grande affermando semplicemente di osservare ed applicare Il Vangelo. Al che il porporato di turno reagì scetticamente dicendo: “Se la metti su questo piano…”. “E su quale piano la dovrei mettere’” ribatté acutamente don Gallo.
Le opposizioni, bene o male, svolgono il ruolo loro assegnato dalla Costituzione. I governanti e i politici raffinati sembrano dire: “Se la mettiamo su questo piano non se ne esce vivi…”. “E su quale piano dobbiamo mettere la politica?”. Probabilmente su un’altra Costituzione, che si intravede sempre più nitidamente all’orizzonte.