Chiesa nonostante i signori cardinali

La storica sera (era il 13 marzo 2013), in cui papa Francesco, appena eletto, si presentò, con atteggiamenti e simbologie rivoluzionari, sulla balconata di S. Pietro, ero davanti al video in compagnia di mia sorella Lucia. Eravamo entrambi convinti che fosse successo qualcosa di grande per la Chiesa cattolica. Questa volta lo Spirito Santo era arrivato in tempo. Ricordammo al proposito una gustosa barzelletta. Dicono piacesse molto a papa Giovanni Paolo II.

“Dio Padre osserva, con attenzione venata da una punta di scetticismo, l’attivismo dei cardinali di Santa Romana Chiesa, ma non riesce a capire fino in fondo lo scopo della loro missione. Con qualche preoccupazione decide di interpellare Dio Figlio in quanto, essendosi recato in terra, dovrebbe avere maggiore dimestichezza con questi importanti personaggi a capo della Chiesa da Lui fondata. Dio Figlio però non fornisce risposte plausibili, sa che sono vestiti con tonache di colore rosso porpora a significare l’impegno alla fedeltà fino a spargere il proprio sangue, constata la loro erudizione teologica, la loro capacità diplomatica, la loro abilità dialettica, ma il tutto non risulta troppo convincente e soprattutto rispondente alle indicazioni date ai discepoli prima di salire al cielo.  Anche Dio Figlio non è convinto e quindi, di comune accordo, decidono di acquisire il parere autorevole di Dio Spirito Santo, Lui che ha proprio il compito di sovrintendere alla Chiesa.  Di fronte alla domanda precisa anche la Terza Persona dimostra di non avere le idee chiare, di stare un po’ troppo sulle sue ed allora il Padre insiste esigendo elementi precisi di valutazione, minacciando un intervento diretto piuttosto brusco e doloroso. A quel punto lo Spirito Santo si vede costretto a dire la verità ed afferma: «Se devo essere sincero, anch’io non ho capito fino in fondo cosa facciano questi signori cardinali, sono in tanti, ostentano studio, predica e preghiera. Pregano soprattutto me affinché vada in loro soccorso quando devono prendere decisioni importanti. Io li ascolto, mi precipito, ma immancabilmente, quando arrivo col mio parere, devo curiosamente constatare che hanno già deciso tutto!»”

Quella sera io trattenevo con difficoltà le lacrime per l’emozione, Lucia era entusiasticamente propensa a cogliere finalmente il “nuovo” che si profilava. Erano gli ultimi mesi di vita di Lucia, che però trovavano esistenziale e incoraggiante riscontro, al livello più alto, di un cristianesimo vissuto sempre con l’ansia della novità che squarcia il dogmatismo, della scelta a favore dei poveri, del rispetto della laicità della politica, del protagonismo femminile. Lucia per oltre settant’anni si era sentita partecipe della comunità ecclesiale, militando con impegno totale nell’Azione Cattolica, vivendo intensamente le speranze conciliari, travasando nella politica i principi ed i valori metabolizzati nella prima parte della sua vita.

Sono passati 12 anni, il pontificato di Francesco si avvia alla fine, (non) è tempo di bilanci e di previsioni sulla successione. Alcuni nodi sono irrisolti nella misura in cui restano legati per sempre alle contraddizioni di fondo della Chiesa: la povertà concettualmente abbarbicata alle esigenze strutturali; la novità di vita temperata dalla necessaria (?) continuità; l’impostazione gerarchica giustificata dallo sganciamento rispetto ai mondani criteri politici e sociali.

Tali questioni sono presenti in filigrana nella pastorale di Francesco anche se lui le ha giustamente “nascoste” nello stile evangelico. Restano tuttavia dubbi, perplessità, incertezze. Mi aspettavo di più?! Poi, mi accorgo che senza di lui sarà una gara dura ed ho il timore che i “signori cardinali” ricomincino a spadroneggiare. Non so se ci siano le premesse di continuità o se si possa scatenare una sorta di ritorno al passato. L’insistenza con cui papa Francesco resta ancorato al soglio pontificio mi dà l’idea dell’incompiuta: i numerosi tasselli da lui accuratamente predisposti mi lasciano invece sperare in una morbida ma forte successione.

La domanda di fondo è: c’è un futuro nella Chiesa a misura di papa Francesco oppure tutto verrà inesorabilmente azzerato e ricominciato daccapo? Devo tornare alla simpatica barzelletta da cui sono partito: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Dei papi ho una mia originale idea riguardo al loro atteggiamento verso la Curia e gli intrighi vaticani: Paolo VI soffriva, si macerava e poi si arrendeva all’impossibilità del cambiamento; Giovanni Paolo I somatizzò il dramma al punto da morirne in pochi giorni; Giovanni Paolo II se ne fregò altamente, andò per la sua strada, si illuse di cavare anche un po’ di sangue dalle rape; Benedetto XVI ci rimase dentro alla grande e gettò opportunamente la spugna: papa Francesco è ancora troppo schierato per essere sarcasticamente giudicato. Quando constato come tanti papi siano diventati o stiano diventando Santi, mi viene qualche dubbio. Pur con tutto il rispetto, temo che nell’aldilà troveremo parecchie novità, riguardo alla nostra vita e a quella della Chiesa.

Il mio caro amico don Domenico Magri mi scrisse una lapidaria risposta: «Caro Ennio, condivido in toto: purtroppo è così. Tertulliano già nel IV secolo aveva definito la Chiesa: “casta meretrix”: mica male! Comunque noi osiamo amarla lo stesso!».